Cathedral of Orvieto  - Piazza del Duomo, 26, 05018 Orvieto TR - Orvieto
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Informazioni generali

Edificata sul fianco destro della Cattedrale tra il 1406 e il 1444 sfruttando le trecentesche strutture di sostegno del transetto, la Cappella di San Brizio esprime, con quella che è stata felicemente definita la sua "opulenza figurativa" (J.Riess), una concezione spaziale e decorativa profondamente diversa rispetto al sobrio interno del Duomo di Orvieto, e costituisce una delle testimonianze più rappresentative della pittura rinascimentale italiana. Dapprima chiamata "Cappella Nova", divenne nota come "Cappella di San Brizio" da quando vi fu trasferita, nel 1622, l'antica icona della Madonna di San Brizio che tuttora si trova presso l'altare maggiore: una tavola di stile bizantino, di difficile datazione e attribuzione, in cui è raffigurata su fondo oro la Vergine in trono con il Bambino, affiancata dagli Angeli e sovrastata dal volto di Cristo. Malgrado la letteratura sul Duomo sia discorde sull'identificazione dei finanziatori dell'impresa (la Curia Romana, i Medici o signori locali), sicuramente, come è ricordato dagli stemmi negli angoli della vela delle Vergini, vi prese parte la famiglia Monaldeschi. La decorazione della cappella, iniziata nel 1447 e terminata nel primo Cinquecento, fu realizzata su committenza e a spese dell'Opera del Duomo, come testimonia lo stemma della Fabbriceria collocato sull'arco d'ingresso. Inizialmente il compito di affrescare le volte e le pareti fu affidato al frate domenicano Giovanni da Fiesole, noto come il Beato Angelico, famoso come artista della corte pontificia. Il contratto, stipulato nel giugno del 1447, prevedeva la presenza del pittore presso il cantiere orvietano durante i mesi estivi, fino al compimento del ciclo pittorico. L'Angelico, che aveva come aiuti Benozzo Gozzoli e Pietro di Nicola Baroni di Orvieto, iniziò la decorazione dalla volta della crociera sopra l'altare. Dipinse in una vela il Cristo Giudice, assiso in trono con i simboli iconografici del Pantocrator e contornato da schiere di Cherubini, Serafini, Troni e Angeli, e in un'altra i Profeti; alla bottega dell'Angelico sono da attribuire anche i motivi floreali e vegetali dei costoloni e le cornici delle vele, con ritratti all'interno di medaglioni. Il maestro fu richiamato in Vaticano da Nicola V alla fine dell'estate del 1447 e i lavori subirono un'interruzione di circa cinquant'anni a causa della difficile situazione politica creatasi a Orvieto dopo l'uccisione di Arrigo Monaldeschi. Dopo lunghe trattative con vari artisti, tra cui il Perugino, l'opera fu ripresa nel 1499 da Luca Signorelli che, con numerosi aiuti, la portò a termine nel 1504, almeno all'inizio sulla base dei disegni dell'Angelico. Il cortonese, definito dai documenti "famosissimus pictor in tota Italia", iniziando dalla campata interna dipinse la vela alla destra del Cristo Giudice con le immagini degli Apostoli e della Vergine, e la vela di fronte con figure di angeli che recano i Simboli della Passione. Nella volta della campata verso l'ingresso raffigurò i Dottori della Chiesa, i Martiri, i Patriarchi e il Coro delle Vergini. Presero quindi forma, nei lunettoni, le scene del Giudizio universale; nella zoccolatura la fantasiosa decorazione a grottesche, interrotta dai riquadri con gli "uomini illustri" contornati da scene tratte dalle loro opere; nel basamento figure mitologiche di tritoni e nereidi. Soffermatevi sulla grandiosa rappresentazione del Giudizio Universale, decantato capolavoro dell'arte del Rinascimento, che non mancherà di colpire e stimolare il vostro immaginario. Entrando nella Cappella, nella prima campata, dedicata alla "fine dei tempi", vi troverete con la scena del Finimondo alle spalle, con la Predicazione dell'Anticristo sulla parete sinistra e con la Resurrezione della carne sulla destra. Nella seconda campata, potrete osservare gli esiti del Giudizio divino: il Cristo Giudice, la Separazione degli eletti dai reprobi, il Paradiso e l'Inferno. Da un angolo della parete che narra i Fatti dell'Anticristo, due figure vestite di nero osservano le scene: sono tradizionalmente identificate con il Beato Angelico e Luca Signorelli, ma si sta facendo sempre più strada l'ipotesi che l'effigiato accanto al pittore cortonese possa essere, invece, l'influente teologo e umanista Antonio Albèri, che trasferì accanto alla Cappella la sua importante Biblioteca e che dovette influenzare non poco il programma iconografico di Signorelli. La Cappella Nova, come la vediamo oggi, è il risultato di una serie di trasformazioni che includono rifacimenti, opere di manutenzione, restauri, fino agli ultimi del 1989-96, che hanno interessato la struttura muraria per migliorare le condizioni climatico-ambientali e, soprattutto, il ciclo pittorico per ristabilire i toni originali dei colori.

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